- arieggiare le lenzuola - spesa - pulire i bagni - smetterla di leggere blogs tutto il giorno - comportarsi da "casalinga D.O.C." - utilizzare un q.i. adeguato al ruolo
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sinclair se ne sta li in questa casa dai soffitti alti, ogni parola vola sopra di lui e gli torna nelle orecchie, sempre sua. La acchiappa e la ripone in bocca, inutilizzata. Come un cane che guarda la sua coda senza riconoscerla. Attonito. Declama odi altisonanti a muse morte da tempo e girandosi le puo' risentire dormire, il respiro di culla nelle sopracciglia rade. Muove passi di vernice su pavimenti neoclassici milanesi, racconta anche a se stesso la storia infinita. Il brindisi a quel soffitto a volte suona di cristallo vuoto, la marsina ghiacciata intirizzisce il collo e gli occhi fissi si fondono sulla finestra di vetro colato. Nelle luci vive, che corrono via.
spiegami perché ....anzichè leggere il mio blog di nascosto ...e inseguirmi sul web ...non leggi i messaggi d'amore che ti mando quando sei via....non sai proprio prendere la vita dalla parte giusta ...vecchio cancro testardo...
p.s. stasera faccio la piccatina al limone se vieni a casa. non troppo tardi pero' ... sennò prende l'amaro....
La casa sa di vestiti sporchi lasciati sui divani per giorni, di sudore vecchio, di pelle non lavata, pelle che diventa dura perché non la lavi per un mese. Quando mi fa entrare mi sorride sempre. Quegli occhi grandi e acquosi da bovino. Non ha perso la compostezza o quanto meno cerca di riattaccarsi a quel briciolo di dna nobile che le circola nel sangue e si siede dritta, in punta di sedia. Il collo rigido e fiero, nel tentativo di assumere la posizione. Mi offre il caffè sempre con la stessa battuta a fior di labbra : “ Ormai dovresti avere l’età per berlo Belih… “ quando mi chiama così la mente mi torna come una bomba al cortile della zia k. e a quello stuolo di bambini colle ginocchia sbucciate che corrono nella polvere. Stiamo li ferme davanti a un caffè che non berrò e alle sue mani che tremano sulla zuccheriera. Era bellissima trent’anni fa, di quelle che fanno girare gli uomini per strada, zoccola fino al midollo e con un sorriso che frega tutti. Tutti tranne nostro padre. Quando sono nata io lui ha staccato i caloriferi dal muro dell’ospedale. La quarta femmina. Quando è rimasta incinta lei, trentacinque anni fa, lui l’ha chiusa fuori dalla porta strisciandola per i capelli, in quell’atrio col marmo e il corrimano di legno chiaro. Rimbombavano le loro urla incrociate nella tromba delle scale. Un cane rabbioso che sbatteva contro i muri le mani e le ginocchia. Io rannicchiata in un angolo dietro la porta vedevo il vetro smerigliato cambiare i colori velocemente, come in un cartone animato. Il collo di pelliccia deformato contro la porta. La cintura del suo cappotto strisciava sul vetro facendo un rumore orribile.
- cosa stai studiando ?...cos'è mamma ?
- Metacomunicazione....una roba per il corso...è quando parli di una cosa sopra un'altra cosa...ad esempio se fai un commento su una cosa già detta o un'ulteriore specifica ...allora fai dell metacomunicazione.
- come se tu mi dai un bacio e io non ti lascio neanche finire e te ne do un altro....Sopra il tuo. Allora faccio del meta-amore ?
- ah ah ...Si...penso di si.
- Non diventare rossa mamma. Fai ridere. Ti piace studiare...non te ne devi vergognare...
Ho un ricordo cosi’ intenso e pieno di luce dentro di me, che non posso riesumarlo senza sentire bruciare il fuoco. Scotta la pelle solo guardandolo.
La certezza che non sarà mai piu’ lo rende un ologramma appeso nel proscenio dell’anima. A monito della felicità.
Brucia allo stesso modo di un dispiacere profondo, di una ferita indelebile, di una cicatrice che non si cuce. Tanto bello da far male.
Ho visto S. partorire, attaccata a quelle maniglie, con le nocche bianche e gli occhi sbavati di rimmel e acqua. Un urlo che le arrivava dal fondo della gola le increspava le pieghe della pelle vicino alle labbra, i denti bianchi con la luce al neon, la schiena tesa e pronta, come un’onda che non si puo’ fermare. L’ho guardata entrare nel loop di una nota acuta fuori dal pentagramma. Avrebbe tenuto quella nota con la sola mente, il corpo era già in stato di rifiuto e respingeva con gambe e mani la potenza invasiva dell’incontrollabile.
L’espressione di massimo dolore sul viso di una donna è simile a quella di massimo godimento e piacere. Il dolore stravolge la simmetria dei suoi tratti tanto quanto il piacere. Le unghie entrano nella pelle e incidono una mappa di segni. Uguali.
cane
- perché ?
- perché è fedele, giocherellone, se ne va in giro colla lingua fuori, e ti lecca la faccia felice. E’ proprio felice.
aquila
- perché ?
- E’ maestosa, se ne vola in altissimo e guarda tutti da là. Libera. Veramente libera. Non la tocca nessuno.
felino
- felino quale ?
- Bah...senta...Il primo animale è quello che Lei vuol far credere di essere, il secondo è come si sente veramente e il terzo è ciò che ambirebbe diventare. Ora : mi dica perché dovrei scegliere un felino possessivo come elemento del mio team? Abbiamo un panda, affidabile e leale. Abbiamo una gazzella che correrà per tutti. Abbiamo un cavallo che tirerà il suo carico fino in cima. Il felino e’...pericoloso.
Mi dica Lei perché dovrei prenderLa in considerazione ...
- Perché sono una bastarda, che non molla mai e ti serve anche quella.
Montare "pax" (armadio dell'ikea) la domenica pomeriggio, puo' indurre all'uxoricidio.
Ho avuto paura.
Never again.
A parte che i sogni passano se uno li fa passare
alcuni li hai sempre difesi, altri hai dovuto vederli finire..
Niente paura, niente paura, niente paura
ci pensa la vita mi han detto così ...
Luoghi comuni ...come la storia delle mezze stagioni ...o che stavamo meglio quando stavamo peggio o che il primo amore non si scorda mai... o magari l'ultimo.
Oggi esperienza devastante. Per il cuore e per l'anima. Non sapevo che voi comunisti foste cosi' poliedrici. Ci sono i presupposti per una mia conversione, o dovrei forse dire un ritorno... Insomma c'è sta materia che si chiama "comunicazione" dove ieri ok abbiamo accavallato le gambe a destra e a sinistra e girato le teste a ore undici e ore due, e fin qui tutto tranquillo ...giravo e accavallavo che era un piacere ...sciolta ...tranquilla ...ma oggi, mamma mia ragazzi ...oggi ....è stato devastante.
Oggi l'argomento era "emozionarsi cogli occhi" ...insomma la tipa / insegnante (che è fantastica, è seducente ...sembra una sirena e parla sussurando canzoni a noi Nibelunghi) ci ha messi li e ci ha fatti guardare nel fondo degli occhi a coppie. Mi capita una donna armena che dentro gli occhi c'ha un pezzo della sua vita in Grecia ...il pezzo in Argentina e tutto il genocidio armeno giù in fondo alle pupille. Ovviamente mi si spacca l'anima e scoppio a piangere come un vitello, sentendomi trasportare nel suo passato, l'ho visto in quei due occhi azzurro cenere. Come tenere la mano di qualcuno e vivere uno stato di allucinazione. Poi lei mi guarda e mi dice piano "non piangere per me ...non ne vale la pena" ... Piangevo con questo fazzolettone bianco nelle mani, girandolo tra un palmo e l'altro ...senza saper piu' dove metterlo. Poi siamo passati all'abbracciarci tutti come pazzi e a coccolarci per un'ora ...sembrava il finale di "Il Profumo"di Sünskind, ora io c'ho una reputazione e poi voglio dire il cuore ce l'ho già devastato abbastanza da ... chetelodicoaffare... lasciatemi tranquilla. Tutto l'amore che aleggiava in quella stanza proprio non ce la facevo a reggerlo. Mi si stringeva lo stomaco ...mi scatenava rievocazioni che c'ho messo anni a soffocarle per benino... Ci vuole anche un cuore che riesca ad assorbirle certe cose... Era tutto amore ...dappertutto ...ovunque, vero, puro, immenso.
Che trip...(la prossima volta pero' avvertitemi prima...che mi preparo all'impatto).
"Occhiali"
Maschio, bianco ...di sinistra ...(anche lui... ma è un’epidemia…)
Due grandi occhi dietro gli occhiali che li fanno sembrare ancora piu’ grandi. Un’espressione sempre un po’ smarrita. Parla solo se interpellato e con una specie di jet-leg tra il pensiero e la parola. E’ come "sospettoso", risponde alle domande con altre domande.
E non sempre la risposta è collegata alla domanda giusta.
L’insegnante ci “intervista” sulla nostra vita precedente :
lei : ha già lavorato ?
Occhiali : (sospettoso) in che senso ?
Lei : nel senso di lavoro...ha presente ? lavoro-soldi- pane ?
Occhiali : (vago) beh... piu’ o meno...diciamo ...abbastanza.
Lei : esperienze di studio ?
Occhiali : beh...diversi...diciamo...l’università...fino a un certo punto.. poi vari corsi
Lei : ah...corsi di che tipo...?
Occhiali : vari... di vario tipo
Lei : come mai ha scelto questo corso ?
Occhiali : ...mah... sa ... perché mi interessava la cosa... e poi insomma non si sa mai...
Lei : colore preferito ?
Occhiali : In che senso ??? sa.. Dipende.